Perche' quello che avviene a Suburbicon, una di queste citta' e in particolare la vicenda che si snocciola all' interno della villetta della famiglia Lodge e' tutta da raccontare. Nulla è lasciato al caso ed i pezzi del puzzle s'incastrano in modo coerente e completo fino all'ultima scena. Tutto è omologazione e la rappresentazione del regista è spietata, tanto da far emergere dietro alle casettine ordinate, le strade tranquille, le aiuole curate, i cittadini perbene, i disvalori su cui si regge quella comunità : ipocrisia, violenza, razzismo, criminalità, prevaricazione. Nel quartiere si trasferiscono per viverci i Meyers, una famiglia di neri – padre, madre e figlioletto dodicenne – un’integrazione non voluta che non era mai successa prima e che coglie tutti di sorpresa. Suburbicon parte da uno script di Joel e Ethan Coen risalente agli anni Ottanta ed è molto facile individuare quali elementi del risultato finale appartengano ai fratellini: l’inesorabilità del meccanismo (il gioco al rialzo del destino, tra clamorosi errori e fatalità puntualmente avverse: la semplicità della vita, che è semplicità della morte) e la violenza che, sembrando provenire dall’esterno, si scopre, in realtà, avere la sua origine nel focolare domestico (come in Fargo, di cui Suburbicon pare replicare gli antieroi, quasi ne fossero degli iniziali abbozzi - il film con Frances McDormand è del 1996 -). Directed by George Clooney. Ma e' solo la segregazione razziale a rovinare quel bel vivere? Suburbicon: una piacevole black comedy in salsa “Coen” Commedia nera dai risvolti sociali, "Suburbicon" di George Clooney, forte della sceneggiatura dei fratelli Coen, si fa spazio nella critica all’America ben pensante con modi alla “Fargo” dove, simpatici mascalzoni, prendono decisioni pessime. Infatti, il sequestro si rivela una messinscena orchestrata per liberarsi della moglie e incassare il premio della sua assicurazione. A Suburbicon, in mezzo al conflitto razziale della porta accanto, una rapina finisce male… ma le cose non sono come sembrano. L’habitat descritto è lo stesso visto in moltissimi film americani a cominciare da quasi tutti quelli interpretati da Doris Day, basti citare sopra a tutti al mieloso Non mangiate le margherite del 1960,  dove la suburbia viene narrata come un’Arcadia in contrapposizione ai mali e ai vizi di Manhattan. Gardner che voleva uccidere anche il figlio, muore mangiando un panino avvelenato che Margaret aveva preparato per il nipote. Se vuoi saperne di più consulta la, [+] lascia un commento a vanessa zarastro », [ - ] lascia un commento a vanessa zarastro », [+] l’america di suburbicon non è un paese per bambini, [ - ] l’america di suburbicon non è un paese per bambini, [ - ] lascia un commento a carloalberto ». La regia di Clooney e' convenzionale ma dignitosa. [-], Si sente molto la mano dei Coen nel film di George Clooney, a conferma ulteriore di un ottimo sodalizio. La direzione di George Clooney si abbandona a descrivere da ogni altezza la cittadina di Suburbicon, si parte dall’alto e si spazia per inquadrature quasi mai banali. Scenografie, costumi, scelte cromatiche e décor sono stupefacenti e lasciano il sospetto che ciò che piaccia di più a Clooney sia proprio la costruzione formale. Suburbicon fotografa un sobborgo felice a metà degli anni Cinquanta e abbaglia il pubblico con la scelta di una convenzionalità scenica fintamente rassicurante. In una catarsi di sangue e violenza gratuita originata dal dio danaro, che muove le marionette farsesche della filmografia dei fratelli Coen da “Il grande Lebowski” a “Non è un paese per vecchi”, i bambini salvano il mondo e danno un senso alla vita o perlomeno alla storia che si vuol narrare, col baseball vanno oltre le staccionate del giardino sul retro rompendo lo schema delle linee geometricamente perfette di Suburbicon, ignorando che altre staccionate come muri cresceranno a livello globale incanalando frustrazioni e rabbia verso il vicino “diverso” di turno affinchè la “produzione” continui indisturbata. Una città-set di una farsa, un teatro (della crudeltà) in cui ogni abitante ha un ruolo prestabilito da rispettare. La bravura di Clooney, accompagnata dalle interpretazioni di due egregi Matt Damon e Julianne Moore, ci raccontano una storia non tanto dissimile alla società contemporanea fatta di pregiudizi e […] Bella la scena in cui Andy Meyers, il bimbo nero, gli regala il suo serpente e molto bella la scena finale. Al regista, insomma, non interessa la teoricità, la geometria glaciale dell’intreccio coeniano, ma valutarne l’impatto su una realtà storicamente individuata, analizzarne il conflitto e concludere che, cambiati i riferimenti temporali, non mutano mai le dinamiche che conducono una società, innamorata di un ideale di comunità, a guardare i problemi dalla parte sbagliata. Sabato 2 settembre, qui a Venezia74, è senza alcun dubbio il giorno di George Clooney. Suburbicon è una black comedy che coinvolge per un certo spirito di provocazione verso la situazione politica attuale americana. Il modello abitativo, che è il protagonista principale del film, assomiglia molto a quello immaginato da Frank Lloyd Wright all’inizio degli anni ’30 con lo slogan «let the auto take the city to the country» (lasciate che le auto portino la città nella campagna). Ambientato alla fine degli anni cinquanta in una new town , dodici anni dalla fondazione , della profonda provincia americana , il film scorre come un fiume in piena e malgrado i colori vivacissimi , scelti come contrasto, sprofonda lo spettatore in un ambiente nero e  opprimente ricolmo di razzismo , sangue , tradimenti ed odio  come di più non si può . In questo ambiente, ritratto insieme come una rappresentazione e una caricatura dell'american dream, avvengono due eventi che scompaginano la quotidianità dei residenti. Cambia il modo di vestire, ma non quello di pensare. Ambientato alla fine degli anni cinquanta in una new town , dodici anni dalla fondazione , della profonda provincia americana , il film scorre come un fiume in piena e malgrado i colori vivacissimi , scelti come contrasto, sprofonda lo spettatore in un ambiente nero e  opprimente ricolmo di razzismo , sangue , tradimenti ed odio  come di più non si può . Tutto vuole essere semplice e leggibile in questo film: Suburbicon è fin dalla prima scena un sobborgo che, dietro la patina di serenità e ordine, cela malessere, violenza, prevaricazione. Cast d'eccellenza ed eccellenti "tecnici". Il film è ambientato nel 1959, dove seguiamo la famiglia Lodge la cui vita apparentemente tranquilla nasconde una realtà disturbante. C'è un dolce inizio nello stile della commedia di Howard Hawks in Suburbicon, la quiete di una cittadina con villette a schiera, il postino che saluta. [-], Il film del 2017 è un thriller drammatico con venature comico-grottesche, la regia è di George Clooney al suo sesto film come regista (per il momento ultimo, il primo fu Confessione di una mente pericoloso), la pellicola ebbe un flop commerciale notevole a fronte di un budget di 25 milioni di $ incassò 12 milioni e mezzo; la sceneggiatura è dello stesso Clooney e dei fratelli Coen. Ma e' solo la segregazione razziale a rovinare quel bel vivere? Brutta l'ambientazione con un quartiere di migliaia di anonime villette costruito con il computer, pure mediocre la colonna sonora. George Clooney , attore ed ancor di più persona , molto curiosa ed intelligente , ha deciso che questa storia poteva rivelarsi la sua grande occasione, come regista ,  per fare un film di forte impatto estetico ma prima di tutto emotivo e coinvolgente . Sulle tracce dei 2 amanti si muove Roger (Oscar Isaac A proposito di Davis) agente delle assicurazioni che ha scoperto la loro trama e minaccia di denunciarli se non gli consegneranno il premio assicurativo, però viene ucciso da Margaret con un caffè avvelenato  Arriva Gardner che porta via il cadavere e mentre lo seppellisce muore l'atro mafioso che lo seguiva investito da un camion. George Clooney inoltre non è la prima volta che porta un suo film al Lido: già i suoi Good Night, And Good Luck nel 2002 e nel 2011 Le idi di Marzo erano stati proiettati in anteprima. [-], Ne esce uno spaccato di quella che è stata (è? Tutto è omologazione e la rappresentazione del regista è spietata, tanto da far emergere dietro alle casettine ordinate, le strade tranquille, le aiuole curate, i cittadini perbene, i disvalori su cui si regge quella comunità : ipocrisia, violenza, razzismo, criminalità, prevaricazione. Tra petizioni di quartiere e staccionate innalzate contro i Meyers, si consuma una tragedia che cambierà per sempre la vita del piccolo Nicky Lodge (Noah Jupe) e che coinvolgerà suo padre Gardner […] Di lì a 4 anni Lindon B. Johnson manderà la Guardia Nazionale con le baionette a imporre la fine della segregazione negli Stati del Sud. Scenografie, costumi, scelte cromatiche e décor sono stupefacenti e lasciano il sospetto che ciò che piaccia di più a Clooney sia proprio la costruzione formale. Distribuito da 01 Distribution Matt Damon e Julianne Moore, lei in una doppia parte  , sono i protagonisti assoluti, e lo fanno in modo magistrale . Da ricordare gli originali titoli di testa Discorso ribadito nella rivelazione - che è citazione ancora hitchcock-freudiana (la scoperta del cadavere della madre nella cantina di Psycho) - che i due amanti hanno un rapporto sado-maso. Il ritmo è incalzante e coinvolge, la storia appassiona e diverte nei suoi aspetti grotteschi, ma non bisogna mai dimenticare che è la rappresentazione di un clichè; l'america è una civiltà complessa, variegata e avendo avuto la fortuna di andarvi in due occasioni e girarla anche nei luoghi periferici posso dire che non rispecchia quello che mostra la pellicola che sicuramente confeziona un buon prodotto compiacendosi e soffermandosi sulle estremità, i bordi negativi dell'indole yankee per "esorcizzarli". L' opera inizia come commedia, poi a poco a poco scivola nel dramma con un pizzico di horror quasi farsesco. Ma per fortuna i bambini  guardano e giudicano e forse ci salveranno, almeno finche' sono piccoli... Premere l'acceleratore sulla questione razziale (relegando il tema a un subplot che non si incastra mai completamente con la trama del film) sembra tutt’altro che necessario. Stona forse però l'aver voluto affiancare alla vicenda principale il tema della violenza razzista, che ci sta tutto dal punto di vista della collocazione storica e sociale, ma un po' troppo esplicitamente didascalico nella contrapposizione politicamente corretta. A dodici anni di distanza dalla sua opera seconda, Good night e good luck, Clooney torna per la terza volta dietro la macchina da presa per dirigere una black comedy dalle sfumature sociali e politiche in sintonia con quella dei fratelli Coen che, non a caso, ne firmano la sceneggiatura. Spoiler alert: nella recensione vi sono anticipazioni sulla trama del film. Vivono con il figlioletto Nicky e Margaret, la gemella di Rose che è venuta temporaneamente (o così sembra) per dare una mano alla sorella.